di Filippo Ceccarelli

Si fa presto a dire Brigate rosse... A studiarle con la cura e la pazienza degli entomologi, queste nuove Br non sembrano poi così nuove. O almeno, il loro sogno è antico, la rivoluzione, ma un po' tutto l'armamentario che ancora oggi si trascinano appresso - nome, simbolo, liturgie, linguaggio, stile di vita, categorie politiche, dinamiche interne, logiche cospirative - ecco, tutto questo porta a osservarle e a considerarle piuttosto alla luce di una movimentata persistenza, all'insegna di una fraintesa continuità. Con le vecchie Br, certo, ma anche con le più fanatiche interpretazioni dottrinarie del comunismo.

Nel vasto mondo italiano dei ricercatori di segreti e di trame, devianze politiche e strategie eversive Gianni Cipriani è senza dubbio una celebrità. Giornalista dell'Unità e consulente di diverse commissioni parlamentari d'inchiesta (dalle Stragi alla Mitrokhin), ma soprattutto acceso ricercatore in proprio, ha scritto diversi libri su terrorismo e spionaggio, il primo dei quali - "Sovranità limitata" (coautore il fratello antonio Ed. Associate, 1991) - è passato un po' come la bibbia della dietrologia sinistrorsa. O almeno così l'additò polemicamente l'allora Capo dello Stato Cossiga - che però un giorno volle conoscere di persona i fratelli Cipriani e gli si presentò a sorpresa, recando dei libri in dono. In quel controverso testo c'era scritto più o meno che le Brigate rosse non la contavano giusta. Per niente. L'ipotesi di fondo è che esse erano state, se non proprio inventate da zero per fini di guerra "non ortodossa", come minimo infiltrate e in ogni caso tele-guidate dal potere nella sua più compulsiva variante anticomunista. "La verità storica - scrivevano allora - è pur sempre frutto di un'inevitabile approssimazione. Ma l'approssimazione rappresenta l'unica strada possibile verso la verità".

Su questa base, nel paese dei misteri, si rileggevano atti e notizie, riannodando in buon ordine collegamenti e coincidenze su manuali della Cia, parà-guerriglieri addestrati dai servizi, arresti mirati, evasioni sospette, protezioni insospettabili, perfino piduistiche e così via, fino a delineare la figura - invero quasi terminale - del "brigatista atlantico".

Ecco, tutto questo oggi non c'è più. Passa il tempo, si esauriscono le suggestioni, la verità costa ancora più fatica, ma forse più che con l'approssimazione la si conquista con il duro studio a tavolino (come diceva Giorgio Amendola). E proprio nei giorni in cui vengono chiuse le inchieste giudiziarie sulle ultime Br e sui delitti D'Antona e Biagi, Gianni Cipriani pubblica un libro, "Brigate rosse la minaccia del nuovo terrorismo" (Sperling & Kupfer, 353 pagine, 16 euro) in cui la prospettiva di osservazione del terrorismo rosso appare completamente ribaltata. Niente più sospetti di pilotaggi, né manine invisibili o manone occulte: l'attuale micro-galassia rivoluzionaria va ricostruita a partire da quello che è e dai documenti - tantissimi, lunghissimi - che essa produce e mette in circolo. Per studiarla al meglio Cipriani si è dunque calato senza pregiudizi né sospettosi retropensieri in questa realtà formicolante; ha assunto in pieno la sua logica iniziatica; ha preso sul serio l'ideologia che la anima e le dà energia, anche a costo di perdersi dietro sottili distinzioni e sfumature, "criteri" e "sub-criteri", "fasi" e "sotto fasi", "costruzione" invece di "costituzione" (del Partito Comunista). Per comprendere e rendere al meglio la psicologia teoretica degli attuali seguaci della stella a cinque punte, da giornalista smanioso di scoop risolutivi ha invece scelto di sfidare la noia terribile del "brigatese", se n'è fatto filologo rigoroso inseguendolo lungo le sue asperità cacofoniche, gli oscuri passaggi, gli arzigogoli verbali. Per scoprire, alla fine, che addirittura all'interno del microcosmo brigatista c'è chi sbeffeggia quell'arida prosa, fino a tradurla sarcasticamente in linguaggio corrente firmandosi "Martin Lutero" (che dal latino tradusse Antico e Nuovo Testamento in tedesco). Seppur banale, la tentazione sarebbe quella di salutare questo lavoro come il ripensamento, se non come il pentimento di un dietrologo militante. La svolta o la maturazione, quindi, di tutta una pubblicistica cospirativa germogliata ai tempi della guerra fredda e oggi non più utilizzabile. E tuttavia è proprio la serietà meticolosa della ricerca, l'obiettiva opera di mimetismo documentario di Cipriani più che di ogni altra analisi aiuta a capire cosa davvero vogliono questi guerriglieri sanguinari che muovendo da una molteplicità di sigle (oltre alle Br-pcc, se ne contano un'altra dozzina d'impronunciabile sonorità: Fca, Nac, Npc, Frpc, Ncr-p, Cor, Cp, Orc, Carc, Npr, Nipr, Mpa) ancora riescono a incidere sulla realtà italiana.

Non infierisce, Cipriani, sulla indubbia sproporzione che esiste fra la modestissima entità numerica dei soldati rivoluzionari e l'ambizione, anzi la superbia dei loro propositi di palingenesi leninista. Né si lascia prendere la mano rispetto a certi goffi attentati che mettono a nudo le improvvisazioni delle cellule combattenti, come pure riduce al minimo lo stupore dinanzi al fatto, invero emblematico, che per comunicare con le realtà delle fabbriche questi neo o post brigatisti debbano talvolta usare la posta prioritaria. Ciò che gli preme, semmai, è esaminare gli orizzonti cui già da ora si trova di fronte l'ultimo terrorismo rosso: la guerra antimperialista, l'atteggiamento sull'Europa, il federalismo, l'incognita dei rapporti con l'Islam. Sullo sfondo, incerti depositari del marchio, rimangono i "prigionieri" delle vecchie Br, "irriducibili" e no, alcuni sprezzantemente definiti in un documento "incanutiti ex combattenti". Immerse nelle loro dispute dottrinarie, fra eresie, scomuniche e scismi, le piccole chiese del fanatismo rivoluzionario non prevedono più di essere passate al vaglio di desueti schemi complottisti, ma restano sciaguratamente, desolatamente prive di umanità. Ah, gli scherzi della storia: si comincia con il comunismo e piano piano si finisce in piena antropologia delle società segrete.

La Stampa, 19 maggio 2004