di Giuliano Boraso

Testo importante, questo di Gianni Cipriani, per colmare dal punto di vista storiografico il vuoto che riguarda la storia dell´eversione italiana che va dagli ultimi attentati firmati Brigate rosse (1983-1988) fino alla improvvisa ricomparsa della stella a cinque punte con l´assassinio di Massimo D´Antona del 20 maggio 1999.

Cipriani colma questo vuoto cominciando la sua narrazione dalla frammentazione brigatista degli anni Ottanta, ripercorrendo passo passo il dibattito interno all´Organizzazione che ne determinò la fine della leggendaria unità e concentrando inizialmente la sua attenzione sugli attentati compiuti all´interno di quella fase definita di "ritirata strategica" che va dal 1982 al 1988). In seguito poi alla disfatta culminata nell´autunno ´88 con gli arresti a decine tra le fila della terza generazione brigatista segue un decennio di relativo silenzio nell´area rivoluzionaria, occupata a riaggregare le forze nell´intento di riprendere la lotta armata contro le istituzioni dello Stato, nonostante un panorama politico e sociale completamente mutato rispetto a quello che vide il sorgere nel nostro Paese dell´esperienza lottarmatista. Fino all´improvvisa, ma non del tutto inspiegabile, ricomparsa della stella a cinque punte in via Salaria. E poi le successive indagini, l´assassinio di Marco Biagi e le recentissime svolte investigative che sembrano aver inferto un colpo mortale alla quarta generazione delle Brigate rosse.

Tra i meriti maggiori di questa rigorosa indagine condotta da Cipriani quello di ricostruire, con grande dovizia di particolari e con un imponente apparato documentale di supporto, il paziente cammino compiuto dalle ultime leve del sovversivismo comunista nel corso degli anni Novanta, la costanza con cui quell´esile filo rosso rivoluzionario è stato piano piano reso sempre più consistente e resistente, nella convinzione - fondamento teorico dell´irriducibilismo - che la lotta armata sia una "necessità storica" e che come tale non possa esaurirsi nell´ambito di una società come la nostra, governata da processi di disuguaglianza e di ingiustizia sociale molto accentuati. Se non si coglie questo fondamentale assunto alla base della logica brigatista non si riuscirà a collocare nel giusto contesto storico la ricomparsa, apparentemente così anacronistica, di una minaccia sovversiva.

Cipriani nel suo libro fortunatamente lo fa, al contrario di quanti in sede di analisi e di commento successivi ai delitti D´Antona e Biagi non hanno saputo andare oltre una inutile e sterile ripetizione di aggettivi privi di qualsiasi capacità di spiegare e di comprendere il fenomeno; non basta, come è continuamente fatto nelle cronache di quotidiani e televisioni, definire il "nuovo" terrorismo farneticante, folle, allucinante per comprenderne i motivi e per spiegare le ragioni per cui il nostro Paese non riesce a scrollarsi di dosso una volta per tutta il fantasma della violenza politica.

 

www.brigaterosse.org           24 giugno 2004



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