di Paolo Cucchiarelli

Il nome in codice non e' tra i piu' invitanti per una operazione dei servizi segreti: Olocausto. Un sacrificio che un quadro 'coperto' del Pci fece infiltrandosi in un gruppo contiguo alle Br nel quadro di una intesa tra Ugo Pecchioli, ministro dell'interno ''ombra'' e il generale Dalla Chiesa.

Un episodio che Pecchioli non inseri' nel suo libro di memorie (Tra misteri e verita') per ragioni di prudenza e per non esporre la fonte a eventuali rischi. Oggi il volume di Gianni Cipriani ''Lo Stato invisibile'', appena uscito, rivela qualche particolare in piu' dell'episodio a cui aveva accennato in una intervista l'ex presidente della commissione stragi Giovanni Pellegrino.

Fu il vertice del partito a dare il ''via libera'' alla collaborazione del militante comunista con Dalla Chiesa. Prima di questo il Pci ottenne l'assicurazione che il loro uomo non avrebbe dovuto in alcun caso commettere reati di una certa gravita' e, nel caso, partecipare o lasciare che si portassero a compimento azioni armate, soprattutto omicidi e gambizzazioni.
Fu Pecchioli a curare l'operazione e una volta ottenute le assicurazioni, l'iscritto si infiltro' nel gruppo clandestino, riferendo puntualmente ogni informazione al generale Dalla Chiesa o a uno dei suoi stretti collaboratori. Nulla di piu' nel libro sulla vicenda che Pecchioli non svelo' nonostante - nota Cipriani- le dure polemiche dell'epoca nei suoi confronti sulla ''Gladio Rossa''. Ma questa operazione avvenuta '' intorno al '78'' non e' l'unica gestita dal Pci con un collegamento con Dalla Chiesa. In altre circostanze, su iniziativa della ''vigilanza'', cioe' dell'apparato di sicurezza del partito, quadri ''coperti'' si sono inseriti nell'Autonomia operaia organizzata e in altri gruppi radicali della sinistra exstraparlamentare .
''Si tratto'spesso di iniziative autonome della direzione del Pci - scrive il giornalista nel libro edito da Sperling & Kupfer - volte
soprattutto ad avere notizie che consentissero di prevenire incidenti di piazza in occasione delle manifestazioni.
L'iniziativa era pensata anche a tutela delle sezioni, delle federazioni e dei dirigenti del partito. Solo in alcuni casi,come aveva ricordato Pecchioli nel suo libro, le notizie fatte arrivare dalle fonti del Pci furono girate alle forze di polizia e, in particolare, al generale Dalla Chiesa''.

E' successo di tutto ma proprio di tutto durante gli ''anni di piombo'' : anche che un infiltrato dei carabinieri in gruppi contigui alle Br venisse arrestato come conseguenza della ''soffiata'' di un infiltrato della Polizia. Oppure che una delle piu' temute sigle del neofascismo milanese, le Sam (Squadre d'Azione Mussolini) venissero sgominate con l'appoggio di uno dei primi travestiti della
''piazza'' milanese: 'Marcella'. O che uno dei principali giornalisti giudiziari milanesi passasse per anni notizie su magistrati e colleghi al Sid, o che una medaglia d'argento della Resistenza, esponente di primo piano del Pci, per decenni riferisse a Umberto Federico D'Amato delle polemiche interne ed anche dei pettegolezzi privati della nomenklatura comunista. Oppure che si fosse al contempo informatori del Sid, il
servizio segreto militare ante-Sismi, e del Mossad, come il medico Bevilacqua, o che un informatore del servizio, dopo aver informato diligentemente sull'universo ''rivoluzionario'' passasse a ferimenti o uccisioni.

C'e' un po' di tutto, perche' tutto e' successo nel libro ''Lo Stato invisibile'' che il giornalista Gianni Cipriani ha realizzato per la Sperling & Kupfer Editori. Il libro utilizza e sistematizza, con un ampio lavoro su fonti minori, la grande mole di informative emerse dagli archivi dei servizi segreti italiani nel corso di importanti inchieste come quella del giudice Salvini su piazza Fontana, del giudice Lombardi su Bertoli o quella del giudice Mastelloni su 'Argo 16'. Un tentativo riuscito, dopo altri libri dedicati all'argomento, di ''leggere'' in maniera unitaria il ruolo dell'informatore e quello dell'agente nelle complesse vicende
italiane. Ecco, spigolando tra le pagine, alcune delle storie piu' rappresentative di quel 'tutto e' successo':

- Informatore Polizia contro informatore Cc.
1979: Paolo Santini, informatore del colonnello Cornacchia dei carabinieri, infiltrato in uno dei gruppi minori che ruotano ed hanno diretti contatti con le Br viene arrestato. Insieme a lui viene arrestato Marino Pallotto. Il colonnello rientra dalle vacanze per spiegare al magistrato Imposimato che quello e' un suo informatore. Poco dopo Santini scompare e Cornacchia spieghera' che il suo uomo, al pari di altri informatori dei Cc, era attivo anche durante il sequestro Moro. Pallotto, ingiustamente sospettato di essere la 'talpa' si uccide. Il risvolto paradassole della mai chiarita vicenda e' che a far arrestare l'infiltrato dei Cc e' un infiltrato della Polizia che riferiva direttamente alla Digos e che aveva nel 'mirino' proprio Pallotto.

- La 'Fonte Tallone' d'Achille.
Fin dal maggio del 1970 agisce sulla piazza milanese una ''ottima fonte'', 'Tallone', un giornalista milanese che lavora sulla giudiziaria soprattutto con il compito di 'controllare' e riferire sui magistrati considerati vicini alla sinistra. Dietro il nome di ''Fonte Tallone'' si nasconde - rivela ora Cipriani- Achille Maria Rinieri, giornalista di 'Avvenire' e poi della Rai a Milano. Righini per almeno 7 anni ha informato i servizi su quanto si muoveva a sinistra a Milano. Sue sono importanti note sulla nascita del libro inchiesta 'La Strage di Stato', cult della controinformazione di sinistra. Due i suoi obiettivi principali: il giudice Ciro De Vincenzo, che si dimettera' dalla magistratura dopo essere stato denunciato (e scagionato) come filobrigatista e Marco Ligini, l'uomo che coordino l'equipe che realizzo ''La strage di Stato'', e Ibo Paolucci, cronista 'principe' delle pagine giudiziarie de l'Unita'.
A ipotizzare gia' a suo tempo questa attivita' di informatore di Rinieri fu l'allora inviato del telegiornale Giancarlo Santalmassi.

- Le Sam sgominate da 'Marcella'
Dopo la strage di Brescia fugge Giancarlo Esposti, esponente di primo piano delle Sam, alleate del Mar (Movimento di azione
Rivoluzionaria) di Carlo Fumagalli, ex partigiano 'bianco' alleato con i gruppi piu' oltranzisti della destra milanese. Esposti sara' ucciso a Pian del Rascino, vicino Rieti mentre altri due camerati verranno arrestati con modalita' e retroscena mai scandagliati e su cui per annni si e' questionato. Mar e Sam per vennero appoggiati da alcuni Cc della Pastrengo, gli stessi che ispirarono lo stupro a Franca Rame. Nel giro c'era anche Biagio Pitarresi - informatore dell'Arma a occasionalmente della polizia- e Angelo Angeli,'camerata-rivale' di Esposti. Sia Angeli sia Esposti pero', al di la' delle dichiarazioni di principio, avevano un comune interesse: la frequentazione di travestiti e soprattutto di Marcella che permise di colpire il gruppo diventando uno dei principali informatori del servizio.

- La medaglia d'argento al servizio del Viminale
Marisa Masu, ''Rosa'' nella resistenza romana, medaglia d'argento e poi dirigente nazionale della Fgci diretta da Berlinguer. La Masu ha ricoperto importanti incarichi anche fuori il partito e da ultimo ha aderito a Prc ma per decenni a collaborato con il Viminale con il nome in codice ''Stanislao''. Le sue informative hanno una caratteristica: sono improntate al ''piu' basso pettegolezzo'' e intonate ad uno stile scandalistico. Obiettivo principale di ''Stanislao'' era la famiglia Amendola. La fonte riferiva spesso direttamente a Umberto Federico D'Amato, per anni mente palesa ed occulta dell'Ufficio Affari Riservati del Viminale.


Ansa, 4 febbraio 2002

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