Rivista di Intelligence

Presentazione

Terrorismo: De Stefano, manca certezza su strategie Al Qaeda

Il terrorismo di matrice islamica presenta "contorni sempre più indefiniti" e non c'è certezza sui dati e su quali possano essere le strategie del terrorismo internazionale". Ecco perché, a giudizio del direttore centrale della Polizia di prevenzione, Carlo De Stefano, dal mondo scientifico e dall'università può giungere "un contributo alle attività di intelligence e agli apparati investigativi". "In passato -ha detto il responsabile dell'Ucigos intervenendo alla presentazione della "Rivista di intelligence" trimestrale diretto da Gianni Cipriani - ci siamo confrontati con tanti tipi di terrorismo: quello interno di matrice ideologica, poi quello internazionale di matrice nazionalista palestinese, dall'inizio degli anni '90 ci stiamo confrontando con un nuovo tipo di terrorismo religioso di matrice islamica dai contorni sempre più indefiniti". Per sottolineare che "mancano certezze sulle strategie di Al Qaeda", De Stefano ha sottolineato che gli apparati investigativi puntano a "verificare come operano le cellule in attività, se siano gruppi autonomi o inseriti in una strategia più ampia e globale. La considerazione prevalente - ha aggiunto - è che le cellule facciano parte di un unico grande disegno, di una strategia".
De Stefano ha citato ad esempio le "differenze" operative riscontrate in occasione di recenti attentati: "a Madrid nel 2004 si pensava ad un gruppo stabilmente inserito in Spagna, poi emersero collegamenti con altri gruppi all'estero, a Casablanca l'attentato fu opera di elementi interni del Marocco, a Londra il 7 luglio si pensa a gruppi legati ad un sistema transnazionale, mentre per gli attentati del 21 luglio quasi certamente si rientra in un contesto interno, collegato a problemi di radicalizzazione di questi elementi in territorio inglese. Tutte queste differenze sottolineano la necessità che ci siano rappresentati scenari chiari. Molto in questo senso possono fare la ricerca scientifica e l'intelligence". A questo proposito, la 'Rivista di intelligence' "è la strada giusta". Il trimestrale, ha sottolineato il direttore Gianni Cipriani, nasce infatti come "luogo di confronto, di discussione, di dibattito e di crescita comune" tra tutti i settori impegnati nell'analisi e nell'approfondimento delle tematiche della sicurezza. Alla presentazione del nuovo periodico hanno preso parte tra gli altri Josè Sanmartin, docente di Filosofia della scienza all'Università di Valencia e l'ex vicesegretario dell'Onu Pino Arlacchi. Quest'ultimo ha sottolineato "la necessità che su certi temi si possa contare su un sistema di informazioni e di dati". Arlacchi ha fatto l'esempio delle "cifre sui conflitti armati che nel mondo fanno registrare una diminuzione del 40% negli ultimi 15 anni". "E' importante - ha aggiunto - avere dati e valutazioni certe e non affidarsi solo alle percezioni, alla propaganda o al modo di rappresentare certe realtà. Predomina una sorta di "teoria del caos" ma se andiamo a vedere i dati il quadro che ne emerge è diverso". Adn Kronos 1 Dicembre 2005


Le intelligence occidentali

Le intelligence occidentali e tutti coloro che dall'11 settembre sono impegnati nella lotta al terrorismo internazionale di matrice islamica, non hanno ''certezze'' su quale sia la reale strategia di Al Qaeda. Così come non e' chiaro a nessun organismo internazionale se le cellule sparse in tutto il mondo e pronte ad entrare in azione si muovano autonomamente o rispondano ad un'unica regia. E' il capo dell'Antiterrorismo italiano Carlo De Stefano, a sottolineare che per vincere la battaglia contro i terroristi c'e' ancora molto da lavorare. Dall'inizio degli anni '90, spiega intervenendo alla presentazione del primo numero della "Rivista di intelligence" diretta da Gianni Cipriani, chi e' chiamato a garantire la sicurezza dei cittadini si trova di fronte un terrorismo ''religioso, di matrice islamica, dai contorni sempre piu' indefiniti'' e che negli ultimi anni si e' concretizzato in ''quel grande apparato che noi chiamiamo Al Qaeda''. Un 'apparato' del quale, nonostante sia il principale obiettivo di tutti i servizi segreti occidentali, si sa ben poco. ''Mancano certezze su quali siano le loro strategie'' dice chiaramente De Stefano. Allo stato attuale, prosegue, ''cerchiamo di capire come si inseriscono e come operano le cellule terroristiche: se si muovono cioe' autonomamente o se c'e' una strategia piu' ampia''. Questa seconda ipotesi sembra convincere di piu' gli esperti. ''Pensiamo che tutte le cellule fanno parte di un unico, grande, disegno e di un'unica strategia. Ma - ha aggiunto il capo dell'Antiterrorismo - non abbiamo certezze''. Lo confermano le stesse indagini sugli attentati degli ultimi anni. ''Per gli attentati di Madrid nel 2004 si e' pensato ad un gruppo stabilmente inserito in Spagna ma poi sono emersi collegamenti con altri gruppi all'estero. E la stessa cosa e' avvenuta a Londra negli attentati del 7 e 21 luglio: per i primi si pensa a gruppi legati ad un sistema transnazionale, mentre per quelli del 21 luglio quasi certamente si rientra in un contesto interno, collegato a problemi di radicalizzazione''. Differenze evidenti, dunque, che confermano l' ''enorme bisogno'' per le intelligence di avere ''indirizzi concreti'' e ''scenari chiari''. In quest'ottica, dice ancora De Stefano, proprio il lavoro d'intelligence, ''supportato dalla ricerca scientifica'', può avere un ruolo fondamentale. Concetto ribadito anche dal direttore della Rivista Gianni Cipriani e dall'ex vicepresidente dell'Onu Pino Arlacchi. ''L'obiettivo della rivista - ha detto il primo - e' proprio quello di unire mondi diversi per una discussione serena sul terrorismo''. ''Spesso - ha aggiunto Arlacchi - quando si parla di terrorismo ci si trova di fronte a paranoie ed esagerazioni che vanno oltre ogni limite. Un lavoro di intelligence supportato dalla ricerca scientifica servirebbe proprio ad evitare ciò e far si che le reali minacce possano essere prese in seria considerazione''. Ma c'e anche un'altra strada per capire meglio e piu' a fondo le strategie di Al Qaeda e superare l'attuale gap. E' quella degli accordi con i paesi arabi moderati, seguita anche dal ministro dell'Interno Pisanu. ''Negli ultimi anni l'obiettivo del terrorismo non e' solo l'Occidente ma anche i Paesi arabi 'infedeli' - dice ancora De Stefano - e il fatto che questi Paesi stiano acquisendo la consapevolezza di essere obiettivi dei terroristi puo' essere la base per costruire un nuovo stimolo per capire meglio come stanno le cose''.

Ansa 1 Dicembre 2005



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