Il libro



 

Il terrorismo delle Brigate rosse

 

Quando, nel maggio del 1999, le Brigate rosse per la costruzione del partito comunista combattente assassinarono Massimo D'Antona, molti furono colti di sorpresa e ipotizzarono che nel rivendicare l'azione fosse stata usata impropriamente una sigla del passato. Infatti a livello politico come in campo investigativo si pensava che la storia delle Brigate rosse fosse finita per sempre almeno dieci anni prima. Invece quell'omicidio ha fatto riemergere un soggetto eversivo che, a partire probabilmente dal 1992, ha portato lentamente avanti un'opera di riaggregazione dell'area insurrezionale, rifacendosi all'impianto ideologico proprio degli irriducibili rinchiusi in carcere alla fine degli anni Ottanta. Ma quali sono gli obbiettivi, il terreno di coltura, i rapporti con il "vecchio" brigatismo di questa nuova organizzazione che si trova ad agire in un contesto interno e internazionale completamente trasformato rispetto a quello dei tristemente famosi "anni di piombo"? Con una documentatissima ricerca sulle risoluzioni strategiche e i documenti prodotti durante gli anni Novanta, che erano stati sottovalutati dagli inquirenti e ignorati dalla stampa, Gianni Cipriani ha ricostruito il percorso del partito armato, analizzandone l'elaborazione teorica, la strategia e la collocazione all'interno dello scontro politico e sociale dell'ultimo decennio.
Inoltre, attraverso la rilettura del dibattito fra i diversi gruppi e seguendo la cronaca degli avvenimenti e delle inchieste giudiziarie che fanno da cornice alla sua indagine, Cipriani spiega i motivi degli omicidi di Massimo D'Antona e di Marco Biagi, affronta il nodo del tentativo di infiltrazione dei gruppi filo-brigatisti nel sindacato e nel movimento no global e ricostruisce i possibili rapporti internazionali in vista del rilancio del Fronte Combattente Antimperialista, con il quale si è provata a riorganizzare il terrorismo su basi globali. Una ricerca originale e inedita su un tema cruciale e di grande attualità che, come ricorda Nicola Tranfaglia nella prefazione, era fino a oggi privo di bibliografia.